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Aruncus dioicus

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barba di capra (nome scientifico ((Walter) Fernald) è una robusta pianta erbacea, perenne, fogliosa, alta fino a 2 m. con fiori profumati, appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

Il genere comprende pochissime specie e in Italia è presente praticamente solo con la specie .
La pianta è conosciuta abbastanza bene in quasi tutte le regioni italiane per le sue qualità mangerecce per cui tanti sono i nomi volgari; eccone alcuni: Barba di capra, Barba di Giove, Asparago di monte (Sparesine di montagna), Coda di volpe, Bambe rosse, Erba canona, Asparago di bosco (Sparesi di bosco), Rosa di San Giovanni, Sparzi.

Inizialmente il genere di queste piante fu chiamato da Linneo ; mentre il termine veniva usato per L’epiteto specifico. In seguito, su proposta di Adanson (Michel Adanson, 1727-1806), i nomi furono cambiati come li conosciamo ora. Per questo tale pianta in certi trattati si presenta ancora con la vecchia terminologia (vedi i sinonimi della tabella a destra).

Descrizione delle parti della pianta

La forma biologica della pianta è emicriptofita scaposa (H scap): è una pianta perennante per mezzo di gemme situate sul suolo (); l’asse fiorale è perlopiù lungo, ma spesso poco ramificato e scarso di foglie ().

Le radici si generano secondariamente dal rizoma.

  • Parte ipogea: tipo rizoma, legnoso e con squame brune.
  • Parte epigea: eretto e poco ramificato (semplice).

Foglie composte 3-pennatosette

Le foglie sono molto lunghe (fino a 1 m), decisamente picciolate e di tipo composto . Ogni foglia principale infatti è composta da gruppi di foglie pennatosette i cui segmenti finali (foglioline) sono lanceolati e lungamente acuminati (dimensione massima 5–8 cm). Questo tipo di foglia è chiamata anche tripennatosetta in quanto i lobi sono suddivisi tre volte.
La lamina fogliare è seghettata. Alla base del picciolo possono essere presenti delle stipole.

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L’infiorescenza è grande e del tipo a pannocchia terminale, eretta di tipo complesso (lunghezza: 2-3 dm) con molti fiori regolari a grappoli penduli ( racemo terminale compatto). I rami fiorali terminali sono patenti.

Fiori maschili con stami sporgenti

I fiori sono bianco – crema, piccoli (pochi millimetri), dialipetali e attinomorfi. Il calice è semplice: i sepali sono acuti (lunghezza 0,5 mm) mentre i petali sono ovati e lunghi 1–2 mm.
La pianta è dioica per cui i fiori degli individui maschili hanno più di 20 stami molto sporgenti (3 mm) con antere scure; i fiori degli individui femminili hanno l’ovario semi-infero e 3 carpelli, ma presentano pure brevi stami rudimentali.
Fioritura: da giugno a luglio.
Impollinazione tramite insetti, ma anche tramite il vento.

Frutti tipo follicoli penduli

I frutti sono piccoli follicoli penduli (3 per ogni fiore formati dai 3 carpelli) ad apertura a scatto e sono glabri. La propagazione avviene per semi di facile germinazione.

La nostra pianta è considerata come geoelemento circumboreale, quindi è distribuita in quasi tutta l’Europa, Asia settentrionale e orientale e America settentrionale.
In Italia è comune sulle Alpi e Appennino (anche quello centrale) e si trova nei boschi umido-freschi submontani (in preferenza di latifoglie) o ai suoi margini (forre umide), e in zone di cespuglieti non troppo soleggiate. Preferisce i terreni calcarei.
Non è stata segnalata nella parte meridionale della nostra Penisola, mentre in pianura presenta una distribuzione discontinua (è considerata pianta rara).
Altitudine: 500 – 1500 m s.l.m..

Proprietà medicinali (secondo la medicina popolare): antipiretica, febbrifughe, toniche, espettoranti, ed astringenti.

in primavera

in primavera

Alcune parti della pianta possono essere consumate come gli asparagi. In particolare i giovani germogli primaverili (quelli rossastri che si trovano alla base della radice) se raccolti in tempo (aprile) sono particolarmente indicati per frittate o per essere conservati sott’olio.
Attenzione: nel periodo estivo la pianta produce delle sostanze tipo glicosidi cianogenetici e quindi non è più commestibile.

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Barba di capra è anche apprezzata come pianta ornamentale nei giardini per le sue grandi pannocchie vistose formate da bianchi fiorellini a volte rosacei, ma anche per la sua resistenza alle intemperie.

In alcune zone è specie protetta (in Lombardia) o almeno regolamentata. Questo a causa dell’indiscriminata raccolta dei suoi teneri germogli.

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech,

    Fiori

    , TN Tuttonatura, 1980.

  • Sandro Pignatti,

    Flora d’Italia. Volume primo

    , Bologna, Edagricole, 1982, p. 541, ISBN 88-506-2449-2.

  • Giacomo Nicolini,

    Enciclopedia Botanica Motta

    , Milano, Federico Motta Editore, 1960.

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